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Cappello contro la standardizzazione del vino !
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L'hanno scritto, i più mercantili hanno fornito inchiostro e penna, i teorici del liberismo hanno fornito gli argomenti, rappresentanti professionali hanno creduto di vedevi lo strumento mancante alla competitività della viticoltura europea, Bruxelles ha completato il tutto mettendo nero su bianco il principio della dissoluzione dei particolarismi culturali del vino.

Di cosa si tratta ? Niente di meno che di legalizzare a livello europeo, "l'arrangiamento" dei nostri vini, per renderli compatibili con uno standard di consumo immaginato dagli specialisti del marketing delle grandi case produttrici di liquori internazionali. Si potrà aromatizzare il vino, toglierli l'alcol, aggiungerli della glicerina, fermentare in Europa mosti concentrati argentini oppure importare del succo d'uva per fabbricare dei "vini" svedesi ! Si potranno mixare i continenti e mettere in concorrenza i poveri per trarre profitto dallo sfruttamento dei lavoratori dei nuovi Paesi produttori per pagare il vino meno caro al supermercato.

I villaggi, i terroirs, i paesaggi, la storia, la cultura, le donne e gli uomini della vigna, i saperi accumulati, i vitigni addomesticati localmente o autoctoni, la condivisione della sorpresa di nuove annate, le sottili distinzioni date delle origini o dal singolo savoir faire, il piccolo vino popolare saporito, il bel Cinsault del Minervois, il Fié gris della Touraine o di Saint Bris, il virile Chenin secco, il seducente Grenache della vallée du Rhône, l'aristocratico Pinot noir della Bourgogne, i mille e mille vitigni di Francia, le cinquemila varietà del mondo, tutta questa ricchezza dovrebbe scomparire per lasciare il posto all'uniformità e alla riproducibilità !

La dittatura economica ha cattivo gusto: intende uccidere il vino già all'atto della sua produzione mediante l'imposizione di modelli di coltura
intensivi e di tecniche chimiche d'elaborazione. Intende cancellare i produttori dalla memoria del vino, per lasciare campo libero ad un prodotto definito secondo standard agroalimentari. Siamo in una situazione critica : l'alleanza del grande commercio e delle lobby anti-vino, con la benedizione dell'Unione Europea, distrugge il carattere contadino e singolare del vino.

Questa alleanza cerca di rompere e cancellare la sua legittimità culturale, per lasciare il posto ad un grande mercato mondiale delle bevande alcoliche, per il solo profitto di alcune multinazionali. Essa trascura l'aspetto umano e sociale, sacrificando la forza lavoro dei vignerons ed il dinamismo dei territori che vivono e danno vita all'economia basata sul vino.

Dovremmo assistere, impotenti, alla morte del vino e alla creazione di bevande che danno ebbrezza sprovviste di qualsivoglia umanità perché unicamente merci alcoliche ? Il vigneron è espressione della "alchimia" più antica, quella che trasforma il minerale in sensoriale, quella che rappresenta il portato di generazioni che hanno costruito paesaggi, usi, simboli, quelli che creano dei legami, dà felicità e piacere condiviso.

Ecco perché noi intendiamo resistere ad un progetto di riforma che non tenga in alcun conto la dimensione culturale, sociale economica e ambientale della viticoltura e condanna il vino alla perdita di significato ! Noi sosteniamo una riforma che applichi al vino il principio d'eccezione culturale e offra un futuro alla viticoltura contadina ! Noi facciamo appello ad un grande dibattito pubblico sul futuro della viticoltura e dei vignerons europei.